Un mestiere per il futuro: manager della cultura

Di Andrea Nicosia

Anche grazie alla forza dei numeri (aumentano costantemente visitatori e introiti dei Musei), in Italia si è finalmente passati dalla convinzione (sbagliata) che la “cultura non paga” alla consapevolezza (costruttiva e lungimirante) di una “cultura, motore di sviluppo”, e creatrice di posti di lavoro. Un cambio di rotta dovuto e scontato, visto che l’Italia ha uno fra i più importanti patrimoni storici, artistici e culturali del mondo, e la cultura sta al nostro Paese come il petrolio sta ai Paesi del Medio Oriente.

Molti atenei italiani si sono attrezzati per ampliare la propria offerta formativa post laurea, puntando sull’organizzazione e il management dei beni culturali. In prima fila cìè lo Iulm (International University of Languages and Media), che anche quest’ anno (e iscrizioni sono aperte fino al 10 gennaio 2018, le lezioni avranno inizio il 22 gennaio e tutte le informazioni utili si trovano sul sito dell’università) organizza il Master in  Management delle Risorse Artistiche e Culturali. Un’iniziativa nata dall’idea del Presidente della Fondazione Terzo Pilastro Prof. Emmanuele F.M. Emanuele, e del Prof. Giovanni Puglisi, ex Rettore della IULM, con l’intento di creare per i giovani un valido spazio di specializzazione in campo espositivo e culturale.

Un percorso intrapreso da Elisa Infantino e Chiara Del Prete, entrambe laureate in Storia dell’arte e da Luca Lipari, dottore in Scienze umanistiche per la comunicazione: tutti e tre, dopo avere frequentato il master MaRAC, oggi hanno un lavoro.

Il milanese Luca Lipari, una volta portato a termine il tirocinio, è stato confermato con un contratto di lavoro alla Fondazione Triennale di Milano. Chiara Del Prete, di Lucca, dopo un periodo all’Opera Laboratori Fiorentini dell’Associazione Civita, ha vinto un bando al Museo Egizio di Torino. E per la veneta Elisa Infantino, un incarico all’Associazione MetaMorfosi di Roma è arrivato subito dopo il lavoro presso l’azienda strumentale Zètema, che gestisce il patrimonio storico, artistico e culturale della Capitale.

Racconta Luca Lipari: «Per me il MaRAC ha rappresentato un’esperienza positiva da tutti i punti di vista. Oltre a essere stato fondamentale per il mio inserimento alla Triennale di Milano, rispetto al corso di laurea mi ha dato la possibilità di conoscere da vicino il mondo dei beni culturali, un comparto ancora piuttosto chiuso, dove i giovani professionisti, anche con esperienze importanti e un ottimo percorso di studio alle spalle fanno ancora molta fatica a entrare ed emergere».

Anche per Elisa Infantino il valore del MaRAC è stato anzitutto quello di conseguire un’esperienza diretta di un ambiente professionale affascinante, ma complesso e non sempre inclusivo. «Ritengo di essermi costruita una base molto solida, grazie a un’ottima formazione universitaria, ma quella della laurea è stata una formazione prettamente teorica».

Aggiunge Chiara Del Prete: «Al master non sono stati affrontati solo gli aspetti economici, di gestione e di comunicazione dei beni culturali. Grazie al corso del Professor Roberti, abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con l’esterno, contattando fornitori e istituzioni per avere dei riscontri reali. Una delle acquisizioni che considero più preziose, per esempio, è l’aver imparato a sviluppare e presentare un progetto». Dopo lo stage e qualche contratto a progetto, oggi Luca Lipari lavora alla Triennale di Milano e si occupa delle produzioni e della gestione delle attività culturali. Un’attività stimolante, che quest’anno lo ha visto impegnato prima all’Expo e poi nell’organizzazione della XXI edizione della Triennale.

Nelle parole di Elisa Infantino è possibile percepire l’entusiasmo e la soddisfazione di chi ha raggiunto un traguardo importante. «È anche grazie al MaRAC e al tirocinio che ho svolto presso Zètema, se io oggi posso dire di essere riuscita a trasformare la mia passione in una professione“.

Elisa, che con l’Associazione MetaMorfosi ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, è impiegata presso l’Ufficio Mostre, e cura prevalentemente i rapporti con l’estero. «Il mio lavoro consiste nel seguire a tutto tondo l’organizzazione di una mostra: si parte dal progetto scientifico, la scelta dei curatori, i contatti con le sedi museali, i rapporti con i prestatori, l’assicurazione, il trasporto e, a seconda dei casi, l’allestimento. Infine, ci sono lo studio della grafica e la realizzazione del catalogo di mostra“. L’Associazione culturale MetaMorfosi è nata a Roma nel 2009, per volontà del suo Presidente, Pietro Folena, e di Vittorio Faustini. Attraverso un lavoro di organizzazione e promozione di mostre d’arte ed eventi culturali, in Italia e nel mondo, promuove la valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Al pari dei colleghi, anche Chiara Del Prete, finiti gli studi e concluso il tirocinio, ha raggiunto un traguardo di prestigio. Per lei, infatti, si sono aperte le porte dell’ufficio Comunicazione e Marketing del Museo Egizio di Torino. «Sono molto felice di aver vinto questo bando. Ho trovato una realtà molto stimolante, dove si lavora bene. Analizzando i dati del 2016 sui visitatori nei musei in Italia emerge un rinnovato interesse per la cultura. Questo vuol dire che il museo, in generale, continua ad essere scelto come meta per trascorrere il tempo libero».

La morale è che la laurea è importante, ma non basta. Dottori in arte e beni culturali, dopo un’estenuante scorpacciata di nozioni teoriche, sentono il bisogno di assimilarle e digerirle attraverso una buona dose di sana pratica. Un assaggio di operatività per far conoscere al proprio palato i veri sapori che governano la professione fuori delle aule accademiche.