La filosofia del Presidente: centralità geopolitica ed economica del Mediterraneo

L’argomento, da sempre coltivato dal Presidente, aveva avuto una prima collocazione nella Fondazione Roma – Mediterraneo, successivamente trasferito alla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e da ultimo nella Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale. Il motivo di tale attenzione scaturiva dall’esigenza di fare del Mediterraneo un ponte con l’Europa e per scongiurare il fenomeno migratorio, e dalla convinzione citata del Presidente del ruolo fondamentale che il Mediterraneo potrebbe tornare a giocare in un momento di crisi dell’Occidente e di confronto con l’Oriente.

Un primo importante segnale dell’attenzione del Presidente in questa direzione, conscio dell’inutilità dello sforzo che la fantomatica “Fondazione con il Sud” promossa dall’ACRI, che si proponeva di intervenire nel Meridione dove, in concretezza, non faceva nulla, era la creazione nel 2008 della Fondazione Roma – Mediterraneo. Seguendo il suo convincimento, nell’atarassia politica internazionale che connotava e connota l’attuale momento storico, il Presidente si rendeva protagonista attivo nel perseguimento dell’idea del primato civilizzatore e unificatore del Mediterraneo, e confermava come l’osmosi tra le civiltà nate nel bacino del Mediterraneo avesse generato quelle sensibilità comuni che edificavano l’Occidente per influsso delle culture provenienti dall’Oriente.

Poiché, inoltre, la poesia, la letteratura, l’arte, ma soprattutto il concetto di democrazia, la primazia delle leggi e la religione facevano parte di quel patrimonio consacrato nei secoli, diventato oramai parte integrante della civiltà mondiale, da anni il Presidente proponeva il ruolo della Sicilia come “la Bruxelles” degli Stati mediterranei. Egli, pur consapevole che attuare un tale disegno fosse molto difficile, e che si trattava di un suo preciso sogno, essendo egli anche un poeta che si nutre di sogni, continuava a lavorare indefessamente, affinché ciò accadesse.

Contemporaneamente al suo sogno relativo alla Sicilia, il Presidente, con la Fondazione Roma – Mediterraneo, divenuta poi (2014) Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, ed ora Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, che di quest’ultima è la naturale evoluzione, continuava a promuovere iniziative ed a sostenere progetti in tutto il bacino del Mediterraneo, tra i quali si segnalano:

  • il contributo al restauro della Cattedrale di Sant’Agostino di Ippona ad Annaba in Algeria;
  • la partecipazione al prestigioso Festival di El Jem in Tunisia;
  • la creazione ad Aqaba-Eilat nelle scuole superiori di un corso in cui bambini arabi ed israeliani studiano assieme;
  • il sostegno ad un imponente progetto di irrigazione nelle aree pre-desertiche di Nabeul (sempre in Tunisia);
  • il contributo alla creazione a Jaramana, in Siria, di un campo di calcio per la comunità locale e per i profughi iracheni ospitati nella stessa località;
  • la partecipazione al restauro dell’Istituto dei Monumenti di Cultura (IMK) a Tirana in Albania;
  • la realizzazione di una Fondazione per la Ricerca sul Cancro a Malta;
  • l’intervento in Siria con il progetto “Ospedali aperti” a Damasco;
  • la presenza costante in Spagna e in prospettiva anche in Grecia.

Tutto ciò derivava dal convincimento del Presidente che una componente spirituale, così come essa si manifestava e continua a manifestarsi nella nostra epoca, proveniente dal Mediterraneo, sia l’esatta terapia per curare il fenomeno distorsivo della globalizzazione capitalista, che tanti guasti sta arrecando. Egli sostiene che questa urgenza di una coscienza mediterranea multipla, che la scuola francese de “Les Annales” poneva alla base della storia del Mare Nostrum, e che da tempo egli patrocina, sia la prospettiva salvifica in un mondo dilaniato da guerre, e conflitti locali, suscettibili di divenire globali.

Ecco perché il Presidente si faceva promotore, nel maggio 2018, del ventennale della Multaqa (in arabo: “incontro amichevole”) ad Agrigento, inaugurata nel 1998 in questa stessa città. Essendo stato Presidente Delegato per l’Italia del Consiglio Mediterraneo della Cultura dell’Unesco, avendo ricevuto nel 2014 il prestigioso Premio Unesco-Valldigna, ed avendo successivamente, per diverse edizioni, sostenuto questo evento a Valencia nella prestigiosa località di Valldigna, il Prof. Emanuele riteneva opportuno suggerire di celebrare quest’anno la Multaqa nuovamente nella città di Agrigento, che ne vide la nascita. Le tre giornate, che prendevano il nome di “Mediterraneo di Civiltà e di Pace”, si incentravano sul concetto di pace e dialogo tra le culture e le religioni del Mediterraneo. Nessuna “palestra”, più di quella del Mediterraneo, a giudizio del Presidente, poteva mantenere viva la speranza della buona volontà tra gli uomini del concetto di pace.

Oggi la pace è ancora lontana, ma lo sforzo che l’umanità deve fare, secondo le tesi del Presidente, è quello di perpetuare diritti e valori che sono alla base del concetto di civiltà per far sì che, pur nella consapevolezza del divenire crescente di un nuovo mondo, la globalizzazione, internet e i sistemi di comunicazione che si impongono, debbono non essere defraudati di quella concezione universale dei diritti dell’uomo e della pace tra gli stessi.

Secondo il Presidente, il Meridione rappresenta la naturale cerniera tra mondi che si affacciano sul nostro mare, al quale bisogna guardare con l’intento di riconoscersi come comunità capace di trasmettere valori improntati sulla pace e sul rispetto reciproco. È necessario che gli abitanti di questo mare si aprano alla cultura dell’altro, costruendo ponti, e non barricate o muri, nella consapevolezza che esiste una comunità umana indissociabile. Sviluppare un’azione di pace significa considerare il Mediterraneo quale motore per questo miracolo che pacifichi l’Africa, l’Oriente ed, in prospettiva, anche l’Occidente, e che permetta di edificare una civiltà con un’economia solidale, aperta e sostenibile, in cui le risposte ai bisogni della gente arrivino cariche di quella umanità che la spiritualità del mondo mediterraneo da sempre rende manifesta e presente. Questo presuppone che ognuno di noi riconosca le differenze dell’altro, accettando di mettersi in gioco senza ripudiarle, come volontà di reciproca comprensione. Questo è l’intendimento che ispirava la Multaqa ad Agrigento. Siccome, però, ai sogni devono seguire le azioni, la proposta concreta del Prof. Emanuele è che gli Stati mediterranei inizino a porre le basi di un percorso federativo, che passi attraverso quel mondo cui anch’egli appartiene, quel privato no-profit che si occupa di aiutare i meno fortunati, creando punti di riferimento nei Paesi (l’Albania, Israele), che potrebbero a buon diritto entrare a far parte del nuovo “vecchio mondo” che egli sogna.

La speranza del Presidente, insomma, anche in quanto uomo del Sud, è che questo luogo in cui la civiltà è nata possa tornare ad essere, nella presente fase di grave crisi che accomuna Oriente ed Occidente, motore della rinascita di un mondo in cui i valori fondanti della reciproca comprensione e della sensibilità alle tematiche più squisitamente sociali possano trovare opportunità di esplicarsi e di germogliare.

 

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